Il Sistema

Il Sistema Bibliotecario fonda le sue radici sulla convinzione che una rete di piccole e/o medie biblioteche può diventae un’unica grande biblioteca articolata in diversi sportelli (le biblioteche) e vuole tramite dei percorsi di cultura del territorio inserire questi spazi nella luce, nei colori, nella storia e nelle tradizioni dei singoli paesi. Bisogna così facendo abbracciare un paradosso: quello che i libri custoditi tra i suoi scaffali non ne siano affatto l’elemento principe. Certo, in biblioteca si continua ad andare per un motivo: leggere. Ma è il carattere di questa lettura ad essere diverso, qui lontano dai grandi centri di produzione culturale e dagli archivi babelici del sapere, il libro perde la sua natura di pretesto per controversie intellettuali à la page o, all’opposto, di sacrale rappresentazione del sapere tradizionale per assumere una funzione che finisce per coincidere con quella della biblioteca civica: aprire porte sulla grande scena del mondo e, soprattutto, farsi radice e presidio di un territorio altrimenti povero di luoghi dove cementare l’identità.

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              Torviscosa è uno di quegli insediamenti urbani sorti in Italia nel corso degli anni Trenta del Novecento e collegati a interventi di bonifica idraulica o a particolari cicli produttivi. Si trattò di un fenomeno imponente, che complessivamente conta 70 fondazioni tra città, borgate e villaggi in 28 diverse province. Gli storici di architettura e di urbanistica hanno coniato per questi centri la formula «città di fondazione» per sottolineare la peculiarità, nel contesto urbano italiano, di queste tipologie edilizie caratterizzate da architetture razionaliste.  Torviscosa aderisce all'Associazione Nazionale delle Città di Fondazione, istituita nel 2009 insieme alla Provincia di Latina e ai Comuni di Tresigallo (FE), Predappio (FO), Alghero-Fertilia (SS), Arborea (OR), Argenta (FE), Aprilia (LT) e Sabaudia (LT).  La fondazione di Torviscosa è legata a una grande azienda italiana, la SNIA Viscosa, che nel 1937 scelse questo territorio per un importante insediamento agricolo e industriale per la produzione e la lavorazione di fibre vegetali da cui ricavare la cellulosa. Dal 1920, infatti, l'attività della SNIA si era concentrata soprattutto nella produzione della viscosa, la cosiddetta seta artificiale, per la quale aveva bisogno di cellulosa come materia prima. Fino ad allora, la cellulosa era stata estratta soprattutto dal legname, ma il modello economico dell'autarchia proclamato dal regime fascista presupponeva l’utilizzo esclusivo di materie prime italiane nelle attività produttive e il legname italiano era del tutto insufficiente per una produzione su vasta scala. La SNIA decise quindi di intraprendere un ciclo di produzione basato sull’uso della cellulosa estratta dalla Arundo donax, un tipo di canna coltivabile anche in Italia, e individuò in questo territorio della Bassa friulana, sul quale erano in corso i lavori di bonifica idraulica, la sede ideale per il nuovo insediamento che doveva comprendere sia i terreni, in quantità sufficiente, per la coltivazione della canna, sia gli impianti industriali per la sua lavorazione.  Il vero protagonista dell'impresa fu Franco Marinotti, allora amministratore delegato della SNIA. Uomo poliedrico e imprenditore energico, Marinotti decise le strategie industriali e finanziarie, scelse l'architetto che avrebbe progettato la nuova città e gli artisti che la dovevano arricchire di monumenti.  Alla vigilia dell’insediamento industriale della SNIA Viscosa, su questo territorio sorgeva Torre di Zuino, un borgo rurale con varie abitazioni e case coloniche, appartenente al Comune di San Giorgio di Nogaro. A causa della ricchezza d'acqua del sottosuolo, per secoli la zona era rimasta paludosa e poco sfruttata dal punti di vista agricolo, ma nei primi decenni del Novecento la situazione era molto migliorata soprattutto grazie all’attività del Consorzio per la trasformazione fondiaria della Bassa Friulana che aveva iniziato importanti lavori di bonifica.  Come per il resto della regione, anche qui la situazione economica dell'epoca risentiva delle pesanti conseguenze della Grande Guerra e soprattutto di una larga disoccupazione; ciononostante, il territorio era favorito dalla presenza di strutture di comunicazione e di trasporto: la strada statale, la linea ferroviaria, un corso d’acqua navigabile attraverso il quale si poteva facilmente raggiungere il mare. Nell'insieme, il territorio rispondeva proprio alle caratteristiche individuate da Marinotti per il nuovo insediamento, che in una lettera a Mussolini egli descrisse con queste raccomandazioni: «non intaccare terreni già adibiti ad intenso sfruttamento agricolo ed in avanzato ciclo produttivo; preferire zone gravate da disoccupazione operaia; preferire zone servite da facili comunicazioni interne con conseguente notevole economia del costo di trasporto».  Dopo aver acquisito parte della tenuta circostante, nel 1937 la SNIA cominciò i lavori di costruzione dello stabilimento industriale. Accanto a questo, e sempre per iniziativa dell'azienda, sorsero anche altri edifici di uso civile e sociale: le case per operai, impiegati e dirigenti, la mensa, l'asilo, una nuova scuola, il teatro, la piscina e altre strutture sportive. Nel progetto originale, elaborato dall'archtetto Giuseppe De Min, la città era stata concepita per ospitare circa 20.000 abitanti, ma in realtà la disponibilità di abitazioni (nuove o ristrutturate) nel centro storico non consentì mai di superare i 1.500 abitanti.  Nel 1940, infine, e sempre su pressione della SNIA Viscosa, venne istituito un nuovo comune comprendente tutto il territorio interessato alle attività agricole e industriali dell'azienda. A questa nuova realtà istituzionale venne assegnato il nome di Torviscosa, dall'unione del nome dell'antico centro, Torre di Zuino, e del prodotto tessile che aveva dato origine alla nuova città.  L’impianto urbanistico originario è ancora sostanzialmente intatto, perché lo sviluppo successivo ha fortunatamente riguardato solo la zona posta a ovest del centro storico. Le varie zone funzionali che formavano la città di fondazione sono quindi ancora riconoscibili e la maggior parte degli edifici storici ancora in buono stato e nella loro veste originale. Per la descrizione dettagliata delle varie architetture storiche presenti nel Comune si rimanda alle schede di un'analisi effettuata nel 1995.   Le aree funzionali della città comprendono:  • gli spazi del lavoro (la centrale, gli uffci amministrativi, il reparto soda-cloro, il reparto cellulosa, le torri, la mensa operai, il ristoro);  • gli spazi pubblici civili (la piazza con l’edificio e la torre del Municipio e di fronte le scuole);  • gli spazi per il tempo libero: per lo sport (campo sportivo, piscine, palestre, campi da tennis) e per lo svago (il teatro, il viale pedonale);  • le aree verdi, sia all’interno della città sia nell’immediata periferia;  • le prime abitazioni per gli operai e quelle successive;  • le abitazioni per gli impiegati, i tecnici e i funzionari e quelle ristrutturate;  • le abitazioni per i dirigenti;  • gli edifici con finalità per così dire “autocelebrative” dell'azienda: la torre posta all’ingresso del paese a forma di “T”, iniziale del nome, e soprattutto il Centro di Informazione e Documentazione (CID).  Accanto alla produzione di cellulosa nel tempo si sono affiancate altre produzioni relative alla chimica di base. A partire dagli anni Novanta, però, la crisi generale che ha colpito questo settore ha provocato anche a Torviscosa un forte ridimensionamento delle attività produttive e alcune dismissioni. Di recente, il polo chimico ha visto l'insediamento di nuove realtà industriali del settore farmaceutico e della chimica fine. carlino biblioteca

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